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Racconto
di Salvatore
ARPAIA
Capitolo
4
...La pallina continuava a rimbalzare sul tavolo: Pierre rimuginava ancora sulle due possibili scelte, poteva rischiare una palla lunga ad effetto misto, magari forzando un poco la velocità e J.O. forse non avrebbe toppato subito, avrebbe solo aperto il gioco e lasciato a Pierre l’iniziativa. Ma poteva anche arrivare la palla corta rapidissima, preceduta da quella finta di polso coperto dal gomito sinistro, una finta che ingannava chiunque e che era già costata a J.O. due titoli importanti. Le battute coperte sarebbero state vietate nella prossima stagione, ma chi aveva le forze per pensare alla prossima stagione? Due scelte possibili, ma J.O. poteva soltanto subirle ed attendere… ....Era già successo con Irina. Lei poteva scegliere di cambiare vita, trasferire la sua azienda a New York per fare il gran salto o rimanere in Europa dove le regole del business le stavano ormai strette, doveva fare i conti con dei “legacci da welfare” che non comprendeva più.…Irina doveva scegliere e J.O. poteva soltanto aspettare… ...Si erano conosciuti da ragazzi ed avevano imparato ad anteporre i tanti interessi comuni a tutto quanto gli andava capitando nel corso degli anni. Tra questi interessi, l’amore per la natura che li portava a tranquille passeggiate nei boschi o ad avventurose discese lungo i corsi d’acqua. Ad Irina questa passione si era sposata con un innato senso del bello e del gusto, la logica conseguenza era stato un brillante corso di studi in architettura ambientale e lei era diventata in breve tempo uno dei nomi più noti nell’ambiente dopo aver iniziato a collaborare con la società che aveva gestito i piani di impatto ambientale nelle città scandinave più importanti. Nei week end, quando poteva, era sempre seduta sulle gradinate a seguire J.O., quando i tornei non lo portavano troppo lontano, ma ammetteva candidamente di continuare a non capire niente di tennistavolo. Entrambi appassionati lettori, di solito romanzi storici o di avventura per lui e biografie o maestri dello spirito per Irina, avevano passato gli anni di scarsi guadagni ad immaginare la loro casa, prototipo di architettura eco-compatibile e quando l’estro di Irina proponeva qualche soluzione troppo avveniristica, bastava una smorfia di J.O. ed un alternativa appena più tradizionale la trovavano facilmente. Quando finalmente andarono ad abitare nella loro casa, J.O. era già campione d’Europa ed Irina aveva creato la Urban Landscape Management, che in breve tempo divenne l’ambita palestra per tutti i giovani studenti di architettura del paese e conseguentemente una ribollente fucina di idee e di iniziative. Non avrebbero potuto essere più felici. Fino al giorno dell’interruzione traumatica della sua prima gravidanza che le comportò l’asportazione dell’utero. Il figlio non sarebbe mai più arrivato. Non ci avevano riflettuto più di tanto, fino ad allora: quanto era importante averne? No, ora non ne voleva parlare. L’idea sembrava bloccare psicologicamente Irina, proprio mentre per la sua carriera si presentava un’opportunità inattesa: un incarico di grande prestigio negli States ed addirittura la richiesta di partnership da parte di un importantissimo studio americano. Lei era lì mentre J.O: vinceva la medaglia d’argento alle Olimpiadi della Coca-Cola: “Sai, qui è un altro mondo, le iniziative imprenditoriali non conoscono impedimenti, c’è una grande flessibilità sul mercato del lavoro, sto dirigendo un team con tutti i giovani architetti di talento del sud degli Stati Uniti: capisci?”. Si e no, J.O. cercava di capire, certo lei culturalmente aveva accresciuto le sue opportunità mentre lui utilizzava più il fisico che il cervello. Però, si ricordava che quando facevano le lunghe chiacchierate seduti sulle rive di un torrente o davanti ad un caminetto acceso erano entrambi d’accordo che la globalizzazione guidata dalla finanza e dal libero mercato non era certo la più opportuna premessa per un mondo migliore. Quando, solo alcuni mesi dopo, lei gli prospettò la necessità che “la società dovesse trasferirsi, almeno formalmente, negli Stati Uniti, perchè le convenienze economiche sono incomparabili” proprio non lo capì per niente. “Ma che landscape management ci sarà da fare in una metropoli di tre milioni e mezzo di abitanti?”, sembrava scettico J.O. No, ora non ne voleva parlare. Dopo i primi scricchiolii, la frana si ingrandì a dismisura e gli argomenti di cui non volevano parlare aumentavano ogni giorno. J.O. pensò di porvi riparo passando in America la sua lunga convalescenza dall’unico infortunio serio della sua carriera – giocatore fortunato, in fondo – quando il ginocchio fece crac per riprendere una schiacciata super del belga Manscholt. Lì tutti e due capirono. Il passaggio alla maturità e il trauma subito avevano cambiato i due in maniera assolutamente diversa....Quando J.O. rientrò dagli States era molto più solo, ed in Francia cresceva Dégoux. |
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