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| Introduzione Capitolo 1 Capitolo 2 Capitolo 3 Capitolo 4 Capitolo 5 Conclusione |
Racconto
di Salvatore
ARPAIA
Capitolo
1
J.O.
era leggermente
piegato sulle ginocchia, la distanza dal tavolo era quanto
l’avambraccio. Preciso. Riceveva il servizio in vantaggio di 11-10, per
la possibile vittoria nell’ultimo di questi set accorciati a cui si era
abituato con qualche difficoltà. Si era messo in una
posizione
scolastica, quasi da ragazzino alle prime armi: i suoi tre titoli
mondiali e l’oro olimpico e gli innumerevoli trofei conquistati sui
tavoli azzurri di tutto il mondo non contavano più, ora
doveva
solo prendere questa battuta. Gambe larghe quanto le spalle, busto
piegato in avanti, tutto spostato a sinistra pronto ad esplodere il suo
micidiale top di diritto; basic stance, i piedi appoggiati al taraflex
soltanto con le punte, pronto a schizzare sulla sua destra se invece la
battuta fosse arrivata improvvisamente corta. Il pubblico di tutto il
mondo si era stupito per anni a vedere quanto rapidamente riuscisse ad
arrivare su quelle palle corte partendo da una posizione
così
defilata. Gli avversari per anni ci avevano provato a velocizzare ed
angolare quelle palle corte, ma – nulla! - J.O. balzava felino e
rimetteva in campo un flip velenoso sul diritto o sul rovescio
indifferentemente, tanto valeva battere lungo sperando che,
statisticamente, J.O. sbagliasse qualche top e lasciasse giocare una
terza palla decente… Ma ora, a 36 anni quasi compiuti, sarebbe ancora
riuscito a farlo quel balzo sull’ultima palla dell’ultimo set? E poi,
in battuta c’era Pierre Dégoux, al culmine della sua
maturità fisica e tecnica. Pierre Dégoux,
l’ideologo
della battuta coperta, l’unico che serviva corto più
velocemente
del balzo di J.O. Pierre era stato, apparentemente, una delle
cause principali dell’uscita di scena di J.O. due anni prima, dopo la
doppia sconfitta inflittagli in semifinale alle Olimpiadi australiane
ed in finale al successivo ITTF pro tour di Parigi. E adesso Pierre era
pronto a battere, si mostrava sicuro come al solito, palleggiava con la
pallina di celluloide sul tavolo all’angolo del suo rovescio, ma J.O.
aveva notato appena al di sopra della rete una gocciolina di sudore che
gli imperlava la guancia sinistra. Pierre forse aveva paura. D’altronde
dopo due palle match perse sul 3-2 in suo favore, aveva cominciato a
sbagliare qualche colpo, la sua tattica aveva cominciato a mostrare
qualche incrinatura ed il suo top non era veloce ed infido come ai
primi colpi . Così che J.O. gli aveva fatto tre block di
fila
prima sul dritto, poi sul rovescio, infine sull’ indecision point
andando inaspettatamente sul tre pari e mandando in bestia
l’avversario. Diavolo di un J.O., ma non dovrebbe essere stanco a
quest’ora! Quasi quaranta minuti di gioco a questa età
dovrebbero essere pesanti.
J.O., come al solito, misurava il respiro del pubblico che affollava il Palazzetto dello Sport di Dusseldorf. Le persone che vanno ad assistere alle partite di tennistavolo lui le divideva in due categorie. Quelli veramente competenti, capaci di apprezzare le finezze tecniche dei campioni, che sussultavano per un flip dopo uno scatto veloce o che apprezzavano la difficoltà di una bella apertura di gioco in risposta ad una battuta velenosa. Poi c’erano gli altri, quelli che si entusiasmavano soltanto quando c’erano gran colpi sparati nella metà campo dell’avversario, top o schiacciate, l’importante è che fossero forti e tanti. Questi sarebbero stati certamente dalla parte di Pierre. Un ragazzone che sembrava uscito da una palestra di culturismo, forte e potente, bello e prestante che probabilmente doveva detenere il record mondiale della velocità dei colpi, semmai qualcuno fosse interessato a misurarlo. Per giunta era francese...Ma ora si giocava in Germania, e questo era da sempre uno dei suoi luoghi preferiti. Qui la gente era molto competente ed uno stilista come J.O., un inventore dei colpi più impensabili come lui, vi trovava numerosissimi estimatori. Era stato applaudito persino dopo una tiratissima vittoria (praticamente da solo) contro il favorito Borussia in Champions League, l’ultima disputata prima del suo momentaneo abbandono. |
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