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Articolo di Pier Offredi

Chi si ricorda di me sa che non ho mai avuto molta confidenza con le colle! Forse per questo non mi sono mai reso conto dei rischi legati al loro impiego nel tennis tavolo.

Da vent’anni il mio lavoro consiste nello studio e nella descrizione dei rischi a cui sono sottoposti i lavoratori che utilizzano vernici e solventi in campo industriale, eppure, nonostante tutte le colle (e relativi solventi) che mi sono passate sotto il naso in tanti tornei, non ho mai pensato che fosse il caso di analizzare il contenuto dei prodotti chimici usati dai miei amici “topspinari”.

L’occasione é venuta in una di quelle pizzate tra “reduci” in cui mi é stato detto che, per risparmiare sul costo delle colle, si é diffusa la moda dell’autoproduzione, che consiste nel comprare pezzi di para (quella usata per le suole delle scarpe), scioglierla ad alta temperatura e tenerla liquida diluendola con trielina.
Dato che non mi risulta che qualcuno abbia ancora segnalato agli autarchici atleti la pericolosità dell’operazione, credo sia opportuno riportare qualche dato tossicologico.

In campo industriale, dove i lavoratori sono dotati di opportune protezioni, la trielina (che in letteratura si trova sotto la voce “tricloroetilene”) viene impiegata in macchine ermetiche e non può essere presente nell’ambiente di lavoro in quantità superiori a 50 parti per milione, il che significa che in un metro cubo di aria del vostro salotto o della sala incollaggio non ci devono essere più di 269 mg/m3 di trielina (risparmiatevi i conti: quella che vi respirate nella preparazione della colla “risparmiosa” é molto, molto di più!).

Nella letteratura specializzata la trielina é classificata come sostanza cancerogena.
Sono inoltre noti i suoi effetti dannosi sul cervello: qualcuno ricorderà di aver visto o letto che i bambini delle favelas brasiliane sniffano trielina (o colle,  guarda caso!) come surrogato a basso prezzo delle droghe che non possono permettersi.

Altrettanto noti sono i danni sul fegato, nel quale la trielina si accumula in modo
irreversibile, anche in piccole dosi.

Qualcuno dirà che in un mondo così inquinato un po’ di trielina non può aggiungere un granché. A questo proposito é bene sapere che gli effetti sinergici degli inquinanti (cioé la somma di smog, fumo di sigaretta, pesticidi e veleni di vario tipo ai quali siamo sottoposti anche senza saperlo) sono una totale incognita per gli studiosi: vale la pena di aggiungere spontaneamente un ulteriore elemento nel cocktail?

Butto lì anche una riflessione di tipo etico: ha senso che uno sport sottoponga i
suoi atleti a un rischio chimico in nome di un miglioramento delle prestazioni che potrebbe forse essere ottenuto, come avviene in altre discipline, modificando i materiali?

Forse per una superficiale sottovalutazione del problema non sono state fatte adeguate analisi sulla composizione delle colle “ufficiali” (che suppongo siano esenti da trielina, ma che comunque devono contenere necessariamente qualche altro solvente)  o per lo meno non é stata fatta un’adeguata opera di sensibilizzazione nei confronti dei rischi connessi con l’impiego di colle che contengono sempre solventi i quali, per definizione, evaporano durante l’essiccazione della colla e quindi vengono respirati durante l’applicazione e durante il gioco, in una sorta di sniffaggio continuato i cui effetti sono tutti da valutare.
 
Analisi delle colle: Gatien speed (Yasaka) e Stiga energy (Stiga)

In entrambi i campioni è stata riscontrata la presenza, sia pur in bassa concentrazione, di n-esano.

La letteratura descrive gli effetti di tale sostanza sottolineandone l’azione narcotica sull’uomo, con comparsa di sonnolenza, stato di confusione mentale e perdita di conoscenza (ovviamente in funzione dei livelli di concentrazione nell’aria).

Negli ambienti di lavoro viene considerata fonte di rischio la presenza di una quantità di 50 ppm (parti per milione) di n-esano, in particolare nelle lavorazioni che richiedono attenzione a ciò che si sta facendo (il rallentamento dei riflessi può provocare pericolose distrazioni).

Infine la normativa europea sull’etichettatura dei prodotti pericolosi assegna ai preparati che contengono più del 5% di n-esano la frase di rischio R48/20 (prodotto nocivo: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizione prolungata per inalazione).

Qualcuno ha mai verificato la velocità di reazione di un pongista prima e dopo l’incollaggio?

Nota (by Giorno): L'articolo è stato scritto diversi anni fa e quindi le colle analizzata potrebbero essere state modificate dai rispettivi produttori o non essere più in vendita. Anche la Trielina è stata sostituita* da altri solventi meno nocivi. "Meno nocivi" non significa che non siano pericolosi, il mio consiglio è quello di utilizzare le colle omologate dalla ITTF che di certo sono le meno pericolose... ed in più così si rispettano le regole del Tennis Tavolo.

*In pratica della Trielina ne è stata vietata la vendita ai privati... ma purtroppo è molto facile reperirla anche per vie traverse.



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